La storia tragicomica di “un collezionista di valvole sperduto in Inghilterra..”, di Davide Casarosa

La storia che vi racconterò è quasi tragicomica ma vale la pena raccontarla. Luogo del dramma: Birmingham, fiera di antichi apparecchi radio e scientifici del 1994.
Sono in visita a questo straordinario evento per la prima volta nella vita, una vera esperienza allora per un collezionista, internet quasi non esisteva e la roba si trovava alle fiere.
Mentre giro frastornato fra i banchi ricolmi di ogni grazia di dio per un collezionista, vedo apparire l’oggetto dei miei sogni, la valvola più strana che abbia mai visto, è quella che nell’immagine si chiama “little boy” .

Little Boy – un “piccolo raddrizzatore al Mercurio

Immediatamente entro in trance, mi avvicino con sospetto a questo mostro silenzioso, sarà vero? Sarà una mia allucinazione ? Il venditore, dopo anni di allenamento, percepisce l’avvicinarsi del pollo giusto, mi dice in inglese strettissimo “bella vero?” io annuisco ma non ho capito nulla, ( riuscirò a tradurre il significato di quella frase sussurrata a mezza voce solo alcuni giorni dopo, quando mi sarò ripreso da tutto).
Chiedo timidamente “quanto costa?” , mi assesta il colpo con garbo e cerca di leggere l’effetto sul viso, ma io sono impassibile, incasso freddamente e compro senza trattare come un vero inglese.
E’ irresistibile, è l’apoteosi dell’inutile, dell’ingombrante, del fragile, dell’incomprensibile, tutte cose a cui il collezionista non sa opporre la sua volontà .
Vedendomi in giro con quel mostro semi imballato ma percepibile all’occhio attento, un altro cacciatore di polli mi avvicina, guardingo si approssima e mi dice “ Io ce l’ho più grosso ” l’affermazione piuttosto inquietante si chiarisce quando mi indica il mio raddrizzatore al mercurio.
La sera stessa sono a casa sua, ed eccolo, è li, magnifico, imponente pesantissimo ed intrasportabile, perfetto per mettere nei guai ogni viaggiatore, specialmente se venuto con biglietto di andata e ritorno in aereo. E’ il “big boy” della foto, la più grande valvola che sto per avere.

Big Boy – Un mastodontico raddrizzatore al Mercurio

Compro, a dire il vero a buon prezzo per quello che mi aspettavo, Per una persona normale è una cifra assurda, come quella che paga un borghese grassoccio per fare un corso di sopravvivenza estrema di una settimana.
Con fatica arrivo in albergo oberato dal colosso, stressato dalla paura che si rompa, guardato a vista da tutti coloro che incontro e che mi tengono a debita distanza. Non si sa mai – pensano – magari è pazzo, o contagioso. Passo il resto della sera, e la sera successiva a cercare di imballare in modo sicuro ciò che non può essere imballato in modo sicuro, inoltre cerco anche di rendere l’oggetto più piccolo di quello che è, ovviamente senza successo.
Il risultato dell’ultimo giorno, il giorno della partenza per tornare a casa è questa situazione:
mia moglie stracarica di tutte le valigie che le persone normali portano in due;
io ho solo due pacchi, colossali, fragilissimi, pieni di mercurio, e dunque instabili e oscillanti, piego una scatola da una parte e 4 kg di mercurio rotolano in quella direzione portandola via di mano, allora piego la scatola dalla parte opposta e tutto si rovescia di là. Io tratto questi scatoloni come se contenessero qualcosa di sacro, o pericoloso, comunque innominabile. Difficile descrivere cosa c’era dentro ad una mente profana.
Per quanto Bin Laden non fosse ancora noto all’epoca, io quel giorno ero evidentemente degno della massima attenzione per qualunque addetto alla sicurezza degli aeroporti.
Infatti, appena mi avvicino alla dogana un addetto mi chiama e mi chiede,
D – che cosa ha la dentro?
R – una valvola
D – cosa intende per valvola?
R – una componente elettronica di un circuito.
D – così grossa? Dia qua. ( e gli casca quasi di mano perché il mercurio si precipita da una parte all’altro spostando enormemente la massa dell’oggetto).
D – che cosa si muove dentro?
R – del mercurio.
l’addetto (che già sorrideva con aria di chi compiange – ma con una certa malignità – la persona che ha di fronte) dice:
D – scommetto che è anche di vetro?
R – si
D – e magari anche sotto pressione?
R – no in depressione, sotto vuoto.
……..“Caro signore”, mi dice il tipo, “lei non può volare con questi oggetti per mille motivi, gliene elencherò solo alcuni:
Non si può volare con oggetti contenenti mercurio, tipo termometri barometri ecc, che hanno gocce di mercurio, lei qui ha molti chili di mercurio.
Non si può volare con piccoli oggetti a pressione o depressione , bombolette spray e simili, possono implodere o esplodere, lei qui ha un dirigibile pieno di gas. Non si può volare con oggetti pericolosi e taglienti, questi enormi oggetti sono pericolosi e taglienti, non si può volare con bagagli a mano di grandi dimensioni, lei ha dei container, smetto qui perché ho pietà di lei. Tradotto semplicemente lei deve lasciare qui questi oggetti, se vuole volare a casa. Se dovesse insistere dovremmo procedere ad accertamenti e comunque non volerà con questi.
Fu come se mi avesse detto: “Capitano lei deve abbandonare la nave che affonda e vivere nell’infamia”.
Momenti di panico, il volo incombe, dico a mia moglie con spirito eroico “ vai tu, io me la caverò in qualche modo, tornerò in autostop, in nave , a piedi, ma tornerò”. Mia moglie che per un momento aveva pensato che finalmente si sarebbe liberata di me, presa da pietà e più pragmatica mi disse: ” torniamo in treno, buttiamo via i soldi del biglietto aereo, ma so benissimo che te non abbandonerai mai i tuoi “bambini adorati””.
La sera stessa prendiamo i biglietti per il TGV il famoso treno ad alta velocità, “quasi un aeroplano, di cui i francesi e gli inglesi vanno così fieri. Dopo alcune ore da incubo, in cui siamo a giro per Londra con questi scatoloni che non oso lasciare da nessuna parte per paura, ci presentiamo alla stazione.
Orrore, siamo in fila per entrare ma c’è il check-in, ed è tutto come in aeroporto, stesse norme e perquisizione con cerca metalli, non si può portare mercurio, oggetti a pressione, oggetti pericolosi.
Panico, la fila avanza ed io mi sento come un animale in trappola, mi vedo già cacciato nuovamente in strada e questa volta davvero a fare l’autostop.
Ormai tocca quasi a noi, ma uno schiamazzo crescente mi risveglia dal torpore di chi ormai va verso il martirio.
Diciamo le cose come stanno: è un vero casino quello che sento, un grosso gruppo di teste rasate – dei nazi-skin – stanno arrivando con i loro stivaloni ferrati e i giubbotti di pelle e le catene che tintinnano, sembrano pericolosi e in tutte le altre situazioni mi sarei preoccupato di essere lì, ma ero già preoccupato, ed era molto più pericoloso quello che avevo davanti al check-in.
La polizia e i doganieri sono in allarme, tutti abbandonano i loro posti, corrono tutti a formare un fronte massiccio contro i nuovi arrivati, un funzionario frettoloso ci dice, a noi borghesi della fila, “veloci, veloci, passate rapidamente e andate ai treni, non rimanete sulle pensiline, prendete subito posto sui vostri treni”. E ci spingono senza check-in e senza controlli oltre la dogana e oltre le sbarre.
Non ho mai voluto tanto bene ai nazi-skin come quella volta.

Per contattare Davide: Tel. 0574 056054 o davide@geronimo.it

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