“La FIVRE fiorentina (Stabilimento II) e Giorgio La Pira” del Prof. Luigi Lavia

L’Insediamento nel Quartiere Industriale del rione Lippi, le maestranze in sciopero, la produzione e il declino.

Pubblichiamo alcune monografie ad opera del caro amico e socio Prof. Luigi Lavia, riguardanti la nota fabbrica Fiorentina della FIVRE. In particolare questa monografia che la “Fondazione Giorgio La Pira” di Firenze, ha catalogato ed inserito nel loro Archivio, nel “cuore di La Pira”.

Lapira

Giorgio La Pira, sindaco di Firenze

L’insediamento
La concorrenza internazionale, contingentando la fornitura delle materie prime per la produzione delle valvole, cercò di arginare il successo, anche in qualità, della Fivre.
Questa azienda era in grado di rifornire altri costruttori italiani di radio, oltre la Radiomarelli.
Erano gli anni ’30 e la Fivre S.p.a. seppe reagire ricorrendo all’autarchia, quest’ultima sostenuta dal richiesto sforzo bellico, autarchia ben vista dal Regime fascista in quel periodo storico e incentivata dalle sanzioni.
Venne seguito il criterio autarchico ritenuto più idoneo nell’assicurare autonomia al processo di produzione, concetto questo esteso anche all’impianto che di ogni
processo produttivo era condizione fondamentale. La rivoluzione autarchica verificatasi nell’impiego dei materiali, non causò la minima pausa nella produzione delle valvole, né affatto incise sulla qualità del prodotto che ebbe una “personalità tecnica inconfondibile” in mezzo alle altre valvole di produzione estera.
Il Direttore della Fivre del tempo, l’ingegnere Antonio Cannas, scrisse, in occasione del Decennale della Fivre, sui numeri 9 e 10 del mese di maggio 1943 della rivista “L’Antenna-La Radio” che “ La valvola che assicura il perfetto funzionamento di migliaia e migliaia di complessi, da cui dipende il successo delle nostre operazioni belliche in terra, sul mare e in cielo, si chiama «F.I.V.R.E.»: un prodotto che è la somma di generosi sforzi d’ingegno e di lavoro di tecnici e maestranze italiani.
Quando nell’ormai lontano 1932, sorse la F.I.V.R.E., l’Italia ebbe, per merito di coloro che avevano saputo leggere nell’avvenire (i Quintavalle), un elemento nuovo di sicurezza bellica, una premessa certa di futura vittoria”.
Le lavorazioni autarchiche riguardarono anche le parti staccate, come catodi, elettrodi, filamenti, getter, nastri carbonizzati e miscele. In quel contesto storico, autarchia e sforzo bellico rappresentarono per la Magneti Marelli una occasione di espansione per tutte le sue aziende.
Sempre nell’ambito di salvaguardia del prodotto autoctono, la “italianissima” Fivre ebbe come imprescindibile finalità la sostituzione del prodotto italiano a quello straniero e produrre con materie prime o surrogate italiane.
Inoltre, soluzioni innovative ed originali nella auto-costruzione dei macchinari per la produzione delle sue famose valvole termoioniche permisero alla Fivre di produrre nel 1936 ben 80.000 valvole al mese.
Fu proprio alla fine degli anni trenta, precisamente nel 1938/39, nel momento della sua eccezionale capacità produttiva e di vendita del suo prodotto, promosso con una accorta campagna pubblicitaria ospitata sulle riviste del tempo dedicate alla radio, una pubblicità che ci appare, oggi, arcaica, retorica, che la Marelli decise di aprire nella Firenze postbellica un secondo stabilimento (Stabilimento II), oltre a quello già esistente a Pavia (Stabilimento I), consentendo all’Italia di avere l’indipendenza dagli altri paesi belligeranti. Nello Stabilimento II avveniva la sperimentazione, mentre allo Stabilimento I di Pavia era riservata la costruzione in grande serie dei prodotti elettronici.
Firenze, tradizionalmente città d’arte, si andava, quindi, arricchendo di attività tecniche multiformi, sia sotto l’aspetto scientifico, sia sotto quello industriale e alla industria elettronica della Fivre si aggiunsero, successivamente, altre industrie elettroniche come la OTE (comunicazioni mobili) e la SMA (Segnalamento marittimo e aereo).
La Fivre ebbe come consulente per la sua attività industriale Nello Carrara, il grande fisico fiorentino, già consulente della Pignone.
Presso l’Ufficio: Ripartizione VIII- Urbanistica lavori e servizi pubblici Divisione I, Sezione II- Fondo Comune di Firenze – HIDIS – Fondo disegni tecnici, esiste la riproduzione fotomeccanica su carta eliografica e microfilm, in buono stato di conservazione, della planimetria, scala 1:200, del progetto di costruzione- edilizia industriale – dello Stabilimento Fivre fiorentino.
La localizzazione era in via Fanfani-via Panciatichi.

valfivre

Lo Stabilimento II sorgeva, precisamente, in via Panciatichi n. 30, nel Rione Lippi, costruito tra il 1939 e il 1941, che nella toponomastica rionale, successiva al 1950, viene definito come “Lippi vecchio”, una sorta di villaggio ad edilizia popolare dotato di portineria in cui era disponibile un unico apparecchio telefonico.
Risulta che il Rione venne così denominato per un affresco che era contenuto nel tabernacolo di Lippi e Macia, raffigurante la Madonna del latte, indicata come
“Madonna dei Signori Lippi”.
L’affresco è attribuito agli esordi di Paolo Uccello, un celebre pittore del Rinascimento fiorentino. Quel tabernacolo è ora conservato all’interno della chiesa di
Santa Maria Mater Dei, sempre nel Rione Lippi.
Nel Rione Lippi esisteva anche una casa colonica denominata Villa Lippi-Rucellai, una villa rinascimentale, la cui parte finale del complesso rurale venne demolita nel 1939 per edificare il villaggio di edilizia popolare e una parte venduta alla società Pignone. Anche questa Villa aveva contribuito a dare il nome al Rione.
Il Rione era situato nella periferia industriale a nord-ovest di Firenze. Una periferia cittadina, a metà tra città e campagna, un “paese in città” , che era dominata, in quell’epoca, da disgregazione sociale e sentimenti di solitudine e desolazione.
Quella periferia era collegata al centro città, prima da filobus, poi da autobus, il 23, nonché, per il trasporto pubblico su rotaie, dal tram “numero otto” con capolinea al Ponte di Mezzo.
Nel 1916 prese il nome di “Quartiere Industriale” per il disposto del Piano Regolatore, in quanto destinato all’insediamento di aziende. Nel 1927 aveva 8 opifici.
Gli stabilimenti erano allineati lungo il tracciato di via Panciatichi ed erano adibiti ad attività nei settori cementizi, chimico, siderurgico ed elettronico.
Questo Rione, per comprendere meglio la sua posizione sulla mappa cittadina, è limitrofo ai rioni di Novoli, Rifredi, del Ponte di Mezzo e Firenze Nova.
Nel corso del tempo il Rione ha subito profondi cambiamenti urbanistici e sociali.
La Fivre si insediò in quell’area industriale con le “ordinate palazzine leggermente arretrate rispetto al margine della carreggiata…(che) produceva dispositivi per la radiofonia”, come racconta Moreno Minardi nel suo manoscritto di memorie personali e storiche. Sul lato apposto era situata la Fonderia Pignone, con la sua svettante ciminiera. Questa fabbrica produceva armi per la marina militare. Nel terreno adiacente si trovavano le strutture dell’Officina del Gas e, verso il Ponte di Mezzo, l’Opificio della S.C.A.C. (Società Cementi Armati Centrifugati ) di Cremona, e, poi, lo Stabilimento Ginori, con i muri imbiancati dalla polvere prodotta dalla lavorazione degli isolatori di porcellana.
Quel Quartiere Industriale era sconosciuto ai fiorentini, ma era del tutto dimenticato dagli amministratori pubblici. Non era dotato di alcun servizio: né farmacia, né ufficio postale, né ambulatorio medico. Per le chiamate notturne al medico, oppure alla Misericordia, si ricorreva alle portinerie della FIVRE o della Pignone, per quelle diurne a quell’unico telefono pubblico installato nella portineria del villaggio.
A circa un chilometro dallo stabilimento della Fivre sorgeva l’Istituto Tecnico Leonardo da Vinci con il quale la Fivre stabilì una vera e propria simbiosi fra Scuola
e Industria.
Nel 2010 nell’ex area Fivre- Marelli avvenne la bonifica dei siti inquinati e risultarono bonificati le acque e i terreni della area medesima. Così è descritta la Fivre nell’ “Elenco delle principali imprese produttive presenti a Rifredi dagli anni trenta, a pag. 120 ” del borsista Angelo Nesti dell’Università di Siena: “ Fivre (Fabbrica Italiana di Valvole Radio Elettriche), settore metalmeccanico. Appartenente al gruppo Magneti-Marelli si specializzò in valvole telefoniche e tubi per raggi X; nel secondo dopoguerra si orientò alla produzione di tubi catodici per le televisioni”, mentre riguardo la Valfrive: “ Valfrive, settore metalmeccanico, produce componenti elettronici, si disloca a Castello, a pag. 133”.
La Fivre di Firenze è riportata nell’Archivio Storico della Camera di Commercio di Firenze – Inventario (1768-1963) sotto la voce Enti: Fabbrica Italiana Valvole Radioelettriche- F.I.V.R.E. di Milano 2399, nonché nei Reparti reddito fuori provincia (numerazione nuova) 40-49 (ex 706) – 1949-1951.
La Fivre fiorentina nel 1950 inizierà la produzione dei cinescopi per la televisione.
Questo reparto produttivo sarà, agli inizi del 1963, al centro di forti lotte sindacali, sociali e di cronache giornalistiche, non solo nell’ambito fiorentino, ma anche a livello nazionale e perfino vennero fatte interrogazioni parlamentari.

Continua a leggere sulla monografia scaricabile in (PDF), Il documento è liberamente scaricabile e la sua divulgazione è consentita solo se senza fini di lucro. E’ richiesto soltanto di citare la fonte e l’autore. Vedi anche le altre monografie disponbili nella nostra pagina.

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: