RADIOSA PISTOIA – Mostra e convegno su Un Secolo di Radio alla Biblioteca San Giorgio

dicembre 2, 2016

Sabato 3 Dicembre a partire dalle 16, la Biblioteca San Giorgio di Pistoia ospita due eventi che ripercorrono cento anni di radio.
Con il Patrocinio della RAI, in collaborazione con la stessa Biblioteca e il Club Amici del Giallo di Pistoia si terrà il Convegno “Un secolo di radiocomunicazione–evoluzione del messaggio” a cui seguirà l’Inaugurazione della mostra di radio d’epoca “Radiosa Pistoia”

I due eventi ci porteranno indietro nel tempo e ci consentiranno di misurare il nostro rapporto con la radio, strumento tanto vecchio quanto attuale.
Il Convegno, moderato da Marcello Paris, prevede gli interventi di Silvia Pezzoli – Ricercatrice in Sociologia dei processi culturali e comunicativi – Università di Firenze – che parlerà di “Comunicazione e Pubblicità dopo l’avvento e la diffusione della radio”
Ugo di Tullio – Docente di organizzazione e legislazione dello spettacolo Università di Pisa – intratterrà su: “Radio digitale: raffreddamento di un medium caldo”
L’intervento di Giuseppe Previti – Presidente Club Amici del Giallo di Pistoia – verterà su: “La radio in giallo”
Umberto Alunni – Collezionista e Studioso di Radio d’epoca – tratterà l’argomento “Radioindustria e design dal 1928 al 1957”
Il convegno intende raccontare come la comunicazione e la pubblicità siano cambiate nel tempo, proprio grazie alla radio con la curiosità di porre alcune domande e verificare se la sua evoluzione, fino al digitale, ne avrà stemperate le finalità e se continua ad essere lo strumento fragrante ed obiettivo che accompagna generosamente l’ascoltatore senza chiedere nulla in cambio.
La radio è stata anche un potente veicolo per diffondere la cultura del Giallo. Ellery Queen e tanti altri personaggi famosi sono stati conosciuti dal grande pubblico anche attraverso questo mezzo di comunicazione di massa.
Molti Designers si sono cimentati nella creazione di prototipi lanciando veri e propri assist al mondo industriale, favorendo, in tal modo, la diffusione dello strumento.
Nel corso del Convegno saranno proiettati interessanti “spezzoni” di video e audio, dagli anni ’20 in poi.
Al termine, come annunciato, verrà inaugurata la mostra di radio d’epoca dal titolo “Radiosa Pistoia” che rimarrà aperta fino al 4 gennaio 2017.
Il manifesto che la rappresenta innerva i due elementi, Pistoia e la Radio, in un unico paesaggio ideale. Quest’ultimo è poggiato non su una linea statica ma su una curva che richiama l’onda sonora e l’onda elettromagnetica.
Il numero dei pezzi è contenuto (43 apparati oltre a 12 complementi) ma, ritengo, possa dare un’idea dell’evoluzione della radio nel corso del tempo. Fanno parte della collezione personale di Umberto Alunni.
Le radio esposte sono di varia forma: soprammobile, da terra, con fonografo. Sono corredate da un set di strumenti, accessori e parti di ricambio che, già da soli, rappresentano una parte interessante della mostra.
La mostra copre un arco temporale che va dalla fine degli anni ‘20 agli anni ’50: la più vetusta è del 1928, la più recente è del 1957.
Tutto si esaurisce nell’arco di 29 anni, la durata di una generazione, un batter d’ali parlando di storia, ma “giusto il tempo” per vivere una delle crisi finanziarie più acute, vedere sfumato il sogno imperiale, il compiersi della seconda guerra mondiale e l’avvio del boom economico.
Per la radio sono 29 anni di storia intensa e di attività frenetica nel design (sono presenti, tra l’altro, radio disegnate da designers conosciuti a livello mondiale quali Figini, Pollini, Bottoni, Ulrich, Spadolini), nell’industria e nei servizi (pubblicità e radio trasmissioni).
Si passa da un situazione di start up appena quattro anni dopo la prima trasmissione URI (poi EIAR e in seguito RAI) ad una fase di piena maturità, con un ruolo non più da protagonista assoluta ma complementare ad un altro “elettrodomestico” che si stava proponendo in modo dirompente: la televisione. L’allestimento riporta il visitatore indietro nel tempo fino a poter consultare i programmi radio del giorno 3 dicembre, data di apertura della mostra, di quell’anno.
L’esposizione è dotata di un catalogo che “racconterà” le singole radio, la loro storia, i relativi manifesti pubblicitari dell’epoca. Non mancheranno riferimenti al loro design, agli architetti che le hanno create, al crescente fenomeno della radioindustria che, con almeno due produttori, ha visto Pistoia grande protagonista e interprete di un periodo indimenticabile.
Perché delle vecchie radio dovrebbero interessare o, nella migliore delle ipotesi, emozionare?
La risposta è apparentemente semplice: ormai fanno parte della storia e, da sempre, il passato porta con sé la memoria di una vita vissuta che racchiude gli usi e le abitudini di un popolo, ne qualifica il grado di civiltà e i sentimenti. Alle persone mature possono evocare il ricordo, nelle altre forse prevarrà la curiosità. In ogni caso nessuno potrà restare indifferente!
L’evoluzione della radio ricalca l’onda della nostra Italia: grande intuizione iniziale, diffidenze e gelosie, sperimentazioni, un pullulare di piccole aziende costruttrici, difficoltà di capitalizzare le idee, cadute e apoteosi. E’ la radio, è la storia, è l’Italia e forse . . . è il nostro destino!

radiosaloc

Annunci

F.I.V.R.E. (Fabbrica Italiana Valvole Radioelettriche), Società anonima: 1932 – 1992 di Luigi Lavia

gennaio 27, 2016

2_0029642_1_thumb2

Pubblichiamo la seconda monografia ad opera del caro amico e socio Prof. Luigi Lavia, riguardanti la nota fabbrica FIVRE. Vedi anche le altre monografie disponbili nella nostra pagina.

La F.I.V.R.E. fu creata nel 1932 dai fratelli Quintavalle, Bruno Antonio e Umberto. Era una Società Anonima, con Capitale di L. 10.000.000, versati L. 3.000.000. E’ stata una delle prime aziende lombarde più innovative per la produzione di valvole radioelettriche e, successivamente, di tubi catodici rivolti alla futura televisione. “Era un coraggioso passo verso l’autarchia…. sorta per coraggioso spirito di iniziativa di gruppi industriali italiani ..dando una “pratica spinta alla emancipazione (dell’Italia) in fatto di brevetti”, si leggeva nelle riviste del tempo dedicate alla radio. La FIVRE faceva parte della Assonime (Associazione tra le società italiane per azioni). Era Presieduta dal Sen. Giovanni Agnelli.
S.E. Antonio Stefano Benni, Presidente della Ercoli Marelli, ne era il Presidente del Consiglio di Amministrazione. Amministratore delegato era il Gr.Uff. Comm. Bruno Antonio Quintavalle, presidente della Magneti Marelli, mentre Proc. Generale era l’ing. Umberto Quintavalle, direttore operativo della Radiomarelli, per cui quest’ultima traeva un indubbio, importante vantaggio competitivo in quanto essa produceva radio per il mercato italiano dal 1929. “Quando l’azienda sorse, brevetti italiani per valvole termoioniche non esistevano.
Esisteva , invece, una piccola fabbrica, alimentata da capitale straniero, con macchinario e tecnici in gran parte stranieri, la quale sfruttava brevetti non nazionali. Questa fabbrica produceva appena 60.000 valvole l’anno, mentre l’importazione si aggirava sulle 800.000 valvole”. Da L’Antenna- La Radio n. 21 – 15 Novembre 1938 – XVII.
L’azienda faceva parte del gruppo che apparteneva alla F.I. Magneti Marelli S.p.A. (FIMM, sua “costitutrice”), partecipato anche dalla Fiat, che deteneva il 65% delle azioni; il rimanente 35% era distribuito fra tutte le Società costruttrici di apparecchi radioriceventi.

16292897394_e4f49ec5c9_b

Lo stabilimento FIVRE di Pavia

Lo stabilimento di produzione (Stabilimento I, demolito nel 2007) era a Pavia, in via Fabio Filzi ed operò in un periodo di marginale industrializzazione di questa città. Fu un vanto per Pavia, insieme alla Necchi, alla Snia Viscosa, “cattedrali produttive” come sono state definite, di recente, dal Presidente della Camera di Commercio del luogo. La Fivre aveva in Pavia una squadra di tennisti raggruppati sotto il Cral Fivre. La Sede Centrale e Servizio Pubblicazioni Tecniche erano a Milano in via Guastalla 2, dove andavano indirizzate le richieste per i Manuali Tubi Riceventi e quella Amministrativa in Corso Venezia, 13. I Quintavalle venivano considerati i “padroni” della Marelli e di altre aziende del gruppo. Il conte Umberto nel 1945 fu oggetto di una richiesta di epurazione da parte del C.L.N.A. della F.I.V.R.E., ma il comitato dell’azienda espresse il convincimento che la presenza del conte fosse necessaria, specie per quanto concerneva “ l’indirizzo generale dell’azienda ed i suoi rapporti con le altre industrie consimili , nazionali ed estere. “
fivre_1La Fivre produceva, in conformità ai procedimenti americani, valvole termoioniche, riceventi e trasmittenti fino a 25 Watt di dissipazione anodica, con un accordo diretto, su licenza R.C.A. Radiotron, usando inizialmente macchinari di produzione americana, in seguito autocostruendoli (“primo passo autarchico” e capacità riproduttiva che portò successivamente alla nascita della stabilimento a Firenze), adottando,poi, soluzioni progettuali innovative ed originali e manodopera italiana proveniente da una cessata fabbrica di lampadine e, per alcuni mesi, giovandosi dell’assistenza di eminenti tecnici della R.C.A.

Continua a leggere sulla monografia scaricabile in (PDF), Il documento è liberamente scaricabile e la sua divulgazione è consentita solo se senza fini di lucro. E’ richiesto soltanto di citare la fonte e l’autore. Vedi anche le altre monografie disponbili nella nostra pagina.


“La FIVRE fiorentina (Stabilimento II) e Giorgio La Pira” del Prof. Luigi Lavia

ottobre 26, 2015

L’Insediamento nel Quartiere Industriale del rione Lippi, le maestranze in sciopero, la produzione e il declino.

Pubblichiamo alcune monografie ad opera del caro amico e socio Prof. Luigi Lavia, riguardanti la nota fabbrica Fiorentina della FIVRE. In particolare questa monografia che la “Fondazione Giorgio La Pira” di Firenze, ha catalogato ed inserito nel loro Archivio, nel “cuore di La Pira”.

Lapira

Giorgio La Pira, sindaco di Firenze

L’insediamento
La concorrenza internazionale, contingentando la fornitura delle materie prime per la produzione delle valvole, cercò di arginare il successo, anche in qualità, della Fivre.
Questa azienda era in grado di rifornire altri costruttori italiani di radio, oltre la Radiomarelli.
Erano gli anni ’30 e la Fivre S.p.a. seppe reagire ricorrendo all’autarchia, quest’ultima sostenuta dal richiesto sforzo bellico, autarchia ben vista dal Regime fascista in quel periodo storico e incentivata dalle sanzioni.
Venne seguito il criterio autarchico ritenuto più idoneo nell’assicurare autonomia al processo di produzione, concetto questo esteso anche all’impianto che di ogni
processo produttivo era condizione fondamentale. La rivoluzione autarchica verificatasi nell’impiego dei materiali, non causò la minima pausa nella produzione delle valvole, né affatto incise sulla qualità del prodotto che ebbe una “personalità tecnica inconfondibile” in mezzo alle altre valvole di produzione estera.
Il Direttore della Fivre del tempo, l’ingegnere Antonio Cannas, scrisse, in occasione del Decennale della Fivre, sui numeri 9 e 10 del mese di maggio 1943 della rivista “L’Antenna-La Radio” che “ La valvola che assicura il perfetto funzionamento di migliaia e migliaia di complessi, da cui dipende il successo delle nostre operazioni belliche in terra, sul mare e in cielo, si chiama «F.I.V.R.E.»: un prodotto che è la somma di generosi sforzi d’ingegno e di lavoro di tecnici e maestranze italiani.
Quando nell’ormai lontano 1932, sorse la F.I.V.R.E., l’Italia ebbe, per merito di coloro che avevano saputo leggere nell’avvenire (i Quintavalle), un elemento nuovo di sicurezza bellica, una premessa certa di futura vittoria”.
Le lavorazioni autarchiche riguardarono anche le parti staccate, come catodi, elettrodi, filamenti, getter, nastri carbonizzati e miscele. In quel contesto storico, autarchia e sforzo bellico rappresentarono per la Magneti Marelli una occasione di espansione per tutte le sue aziende.
Sempre nell’ambito di salvaguardia del prodotto autoctono, la “italianissima” Fivre ebbe come imprescindibile finalità la sostituzione del prodotto italiano a quello straniero e produrre con materie prime o surrogate italiane.
Inoltre, soluzioni innovative ed originali nella auto-costruzione dei macchinari per la produzione delle sue famose valvole termoioniche permisero alla Fivre di produrre nel 1936 ben 80.000 valvole al mese.
Fu proprio alla fine degli anni trenta, precisamente nel 1938/39, nel momento della sua eccezionale capacità produttiva e di vendita del suo prodotto, promosso con una accorta campagna pubblicitaria ospitata sulle riviste del tempo dedicate alla radio, una pubblicità che ci appare, oggi, arcaica, retorica, che la Marelli decise di aprire nella Firenze postbellica un secondo stabilimento (Stabilimento II), oltre a quello già esistente a Pavia (Stabilimento I), consentendo all’Italia di avere l’indipendenza dagli altri paesi belligeranti. Nello Stabilimento II avveniva la sperimentazione, mentre allo Stabilimento I di Pavia era riservata la costruzione in grande serie dei prodotti elettronici.
Firenze, tradizionalmente città d’arte, si andava, quindi, arricchendo di attività tecniche multiformi, sia sotto l’aspetto scientifico, sia sotto quello industriale e alla industria elettronica della Fivre si aggiunsero, successivamente, altre industrie elettroniche come la OTE (comunicazioni mobili) e la SMA (Segnalamento marittimo e aereo).
La Fivre ebbe come consulente per la sua attività industriale Nello Carrara, il grande fisico fiorentino, già consulente della Pignone.
Presso l’Ufficio: Ripartizione VIII- Urbanistica lavori e servizi pubblici Divisione I, Sezione II- Fondo Comune di Firenze – HIDIS – Fondo disegni tecnici, esiste la riproduzione fotomeccanica su carta eliografica e microfilm, in buono stato di conservazione, della planimetria, scala 1:200, del progetto di costruzione- edilizia industriale – dello Stabilimento Fivre fiorentino.
La localizzazione era in via Fanfani-via Panciatichi.

valfivre

Lo Stabilimento II sorgeva, precisamente, in via Panciatichi n. 30, nel Rione Lippi, costruito tra il 1939 e il 1941, che nella toponomastica rionale, successiva al 1950, viene definito come “Lippi vecchio”, una sorta di villaggio ad edilizia popolare dotato di portineria in cui era disponibile un unico apparecchio telefonico.
Risulta che il Rione venne così denominato per un affresco che era contenuto nel tabernacolo di Lippi e Macia, raffigurante la Madonna del latte, indicata come
“Madonna dei Signori Lippi”.
L’affresco è attribuito agli esordi di Paolo Uccello, un celebre pittore del Rinascimento fiorentino. Quel tabernacolo è ora conservato all’interno della chiesa di
Santa Maria Mater Dei, sempre nel Rione Lippi.
Nel Rione Lippi esisteva anche una casa colonica denominata Villa Lippi-Rucellai, una villa rinascimentale, la cui parte finale del complesso rurale venne demolita nel 1939 per edificare il villaggio di edilizia popolare e una parte venduta alla società Pignone. Anche questa Villa aveva contribuito a dare il nome al Rione.
Il Rione era situato nella periferia industriale a nord-ovest di Firenze. Una periferia cittadina, a metà tra città e campagna, un “paese in città” , che era dominata, in quell’epoca, da disgregazione sociale e sentimenti di solitudine e desolazione.
Quella periferia era collegata al centro città, prima da filobus, poi da autobus, il 23, nonché, per il trasporto pubblico su rotaie, dal tram “numero otto” con capolinea al Ponte di Mezzo.
Nel 1916 prese il nome di “Quartiere Industriale” per il disposto del Piano Regolatore, in quanto destinato all’insediamento di aziende. Nel 1927 aveva 8 opifici.
Gli stabilimenti erano allineati lungo il tracciato di via Panciatichi ed erano adibiti ad attività nei settori cementizi, chimico, siderurgico ed elettronico.
Questo Rione, per comprendere meglio la sua posizione sulla mappa cittadina, è limitrofo ai rioni di Novoli, Rifredi, del Ponte di Mezzo e Firenze Nova.
Nel corso del tempo il Rione ha subito profondi cambiamenti urbanistici e sociali.
La Fivre si insediò in quell’area industriale con le “ordinate palazzine leggermente arretrate rispetto al margine della carreggiata…(che) produceva dispositivi per la radiofonia”, come racconta Moreno Minardi nel suo manoscritto di memorie personali e storiche. Sul lato apposto era situata la Fonderia Pignone, con la sua svettante ciminiera. Questa fabbrica produceva armi per la marina militare. Nel terreno adiacente si trovavano le strutture dell’Officina del Gas e, verso il Ponte di Mezzo, l’Opificio della S.C.A.C. (Società Cementi Armati Centrifugati ) di Cremona, e, poi, lo Stabilimento Ginori, con i muri imbiancati dalla polvere prodotta dalla lavorazione degli isolatori di porcellana.
Quel Quartiere Industriale era sconosciuto ai fiorentini, ma era del tutto dimenticato dagli amministratori pubblici. Non era dotato di alcun servizio: né farmacia, né ufficio postale, né ambulatorio medico. Per le chiamate notturne al medico, oppure alla Misericordia, si ricorreva alle portinerie della FIVRE o della Pignone, per quelle diurne a quell’unico telefono pubblico installato nella portineria del villaggio.
A circa un chilometro dallo stabilimento della Fivre sorgeva l’Istituto Tecnico Leonardo da Vinci con il quale la Fivre stabilì una vera e propria simbiosi fra Scuola
e Industria.
Nel 2010 nell’ex area Fivre- Marelli avvenne la bonifica dei siti inquinati e risultarono bonificati le acque e i terreni della area medesima. Così è descritta la Fivre nell’ “Elenco delle principali imprese produttive presenti a Rifredi dagli anni trenta, a pag. 120 ” del borsista Angelo Nesti dell’Università di Siena: “ Fivre (Fabbrica Italiana di Valvole Radio Elettriche), settore metalmeccanico. Appartenente al gruppo Magneti-Marelli si specializzò in valvole telefoniche e tubi per raggi X; nel secondo dopoguerra si orientò alla produzione di tubi catodici per le televisioni”, mentre riguardo la Valfrive: “ Valfrive, settore metalmeccanico, produce componenti elettronici, si disloca a Castello, a pag. 133”.
La Fivre di Firenze è riportata nell’Archivio Storico della Camera di Commercio di Firenze – Inventario (1768-1963) sotto la voce Enti: Fabbrica Italiana Valvole Radioelettriche- F.I.V.R.E. di Milano 2399, nonché nei Reparti reddito fuori provincia (numerazione nuova) 40-49 (ex 706) – 1949-1951.
La Fivre fiorentina nel 1950 inizierà la produzione dei cinescopi per la televisione.
Questo reparto produttivo sarà, agli inizi del 1963, al centro di forti lotte sindacali, sociali e di cronache giornalistiche, non solo nell’ambito fiorentino, ma anche a livello nazionale e perfino vennero fatte interrogazioni parlamentari.

Continua a leggere sulla monografia scaricabile in (PDF), Il documento è liberamente scaricabile e la sua divulgazione è consentita solo se senza fini di lucro. E’ richiesto soltanto di citare la fonte e l’autore. Vedi anche le altre monografie disponbili nella nostra pagina.