“Radiofonia in Europa” – Dalle origini ai nostri giorni di Luigi Lavia

gennaio 30, 2018

Il nostro socio toscano Luigi Lavia, ha appena terminato il suo ultimo lavoro “Radiofonia in Europa”, Dalle origini ai nostri giorni e con estremo piacere lo presentiamo a tutti gli appassionati soci e non dell’AIRE.
Non è facile stabilire con esattezza una data d’inizio, ma sicuramente nel 1918 l’Europa nonostante la guerra ferveva di una spinta innovativa che doveva cambiare per sempre le abitudini di tutto il genere umano: la nascita della Radiofonia.
Questo volume di Luigi Lavia percorre la storia delle trasmissioni radiofoniche, e poi televisive, dalle origini ai giorni nostri, Paese per Paese con riferimenti precisi di date, nomi, indirizzi, programmazioni. Un grande lavoro di documentazione che merita di entrare nelle nostre biblioteche. Leggendolo si scopre per esempio che non furono i Paesi più potenti a cominciare, non fu la Gran Bretagna, che pure ospitava il genio di Marconi la prima a trasmettere parole e musica, ma una piccola stazione belga, addirittura nel 1914, trasmetteva ogni sabato un concerto dal vivo. Poi purtroppo arrivò la Guerra e spazzò via tutto. E la prima a trasmettere pubblicità fu una stazione olandese, nel 1919. Poi negli anni ’20 tutto cominciò davvero, con grandi investimenti finanziari e politici, nacquero i produttori di apparecchi riceventi per le famiglie, e insomma la Radio entrò veramente nelle case europee. E poi se ne impossessarono i regimi dittatoriali per farne strumento di propaganda, e nel frattempo nasceva la Televisione, altra storia che arriva fino a noi, con il digitale, i satelliti e la fibra… Una lettura scorrevole, interessante e a tratti affascinante.

Volume di 406 pagine, disponibile in e-book (pdf, € 5,99) presso il sito dello stampatore youcanprint.it o presso tutti i siti di vendita online. ISBN: 9788827801956

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V Giornata Mondiale della Radio 2016

febbraio 19, 2016

Si è svolta la V Giornata Mondiale della Radio a cura dell’Unesco 2016 sempre nello studio C della sede Regionale RAI Toscana il giorno 16/02/2016.
Come sempre L’A.I.R.E. Gruppo Toscana in collaborazione al Museo dei Mezzi di Comunicazione di Arezzo ha collaborato alla realizzazione del programma
Unesco.
Alla inaugurazione è intervenuto il socio onorario e past president A.I.R.E Fausto Casi che ha illustrato il ruolo fondamentale dei soci A.I.R.E nel salvaguardare , recuperare la storia di questo importante mezzo di comunicazione e la presenza ad Arezzo dell’unico museo ,privato, in Italia dei mezzi di comunicazione.
Interessanti i reperti fotografici fra cui una foto del giornalista e radioamatore fiorentino Carlo Luigi Ciapetti (I1CLC) che nel primo giorno dell’alluvione a Firenze 4 novembre 1966 mise a disposizione le proprie apparecchiature divenendo “capo maglia ” della rete locale di emergenza creata per sopperire all’interruzione di tutti i collegamenti telefonici, delle radio di servizio causa anche della mancanza di energia elettrica.
Le persone sedute intorno al tavolo sono gli invitati dell’Unesco che si sono alternati nella presentazione della V Giornata Mondiale della Radio 2016 secondo il tema ” il ruolo della radio nelle situazioni di emergenza e di catastrofe umanitaria “.


F.I.V.R.E. (Fabbrica Italiana Valvole Radioelettriche), Società anonima: 1932 – 1992 di Luigi Lavia

gennaio 27, 2016

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Pubblichiamo la seconda monografia ad opera del caro amico e socio Prof. Luigi Lavia, riguardanti la nota fabbrica FIVRE. Vedi anche le altre monografie disponbili nella nostra pagina.

La F.I.V.R.E. fu creata nel 1932 dai fratelli Quintavalle, Bruno Antonio e Umberto. Era una Società Anonima, con Capitale di L. 10.000.000, versati L. 3.000.000. E’ stata una delle prime aziende lombarde più innovative per la produzione di valvole radioelettriche e, successivamente, di tubi catodici rivolti alla futura televisione. “Era un coraggioso passo verso l’autarchia…. sorta per coraggioso spirito di iniziativa di gruppi industriali italiani ..dando una “pratica spinta alla emancipazione (dell’Italia) in fatto di brevetti”, si leggeva nelle riviste del tempo dedicate alla radio. La FIVRE faceva parte della Assonime (Associazione tra le società italiane per azioni). Era Presieduta dal Sen. Giovanni Agnelli.
S.E. Antonio Stefano Benni, Presidente della Ercoli Marelli, ne era il Presidente del Consiglio di Amministrazione. Amministratore delegato era il Gr.Uff. Comm. Bruno Antonio Quintavalle, presidente della Magneti Marelli, mentre Proc. Generale era l’ing. Umberto Quintavalle, direttore operativo della Radiomarelli, per cui quest’ultima traeva un indubbio, importante vantaggio competitivo in quanto essa produceva radio per il mercato italiano dal 1929. “Quando l’azienda sorse, brevetti italiani per valvole termoioniche non esistevano.
Esisteva , invece, una piccola fabbrica, alimentata da capitale straniero, con macchinario e tecnici in gran parte stranieri, la quale sfruttava brevetti non nazionali. Questa fabbrica produceva appena 60.000 valvole l’anno, mentre l’importazione si aggirava sulle 800.000 valvole”. Da L’Antenna- La Radio n. 21 – 15 Novembre 1938 – XVII.
L’azienda faceva parte del gruppo che apparteneva alla F.I. Magneti Marelli S.p.A. (FIMM, sua “costitutrice”), partecipato anche dalla Fiat, che deteneva il 65% delle azioni; il rimanente 35% era distribuito fra tutte le Società costruttrici di apparecchi radioriceventi.

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Lo stabilimento FIVRE di Pavia

Lo stabilimento di produzione (Stabilimento I, demolito nel 2007) era a Pavia, in via Fabio Filzi ed operò in un periodo di marginale industrializzazione di questa città. Fu un vanto per Pavia, insieme alla Necchi, alla Snia Viscosa, “cattedrali produttive” come sono state definite, di recente, dal Presidente della Camera di Commercio del luogo. La Fivre aveva in Pavia una squadra di tennisti raggruppati sotto il Cral Fivre. La Sede Centrale e Servizio Pubblicazioni Tecniche erano a Milano in via Guastalla 2, dove andavano indirizzate le richieste per i Manuali Tubi Riceventi e quella Amministrativa in Corso Venezia, 13. I Quintavalle venivano considerati i “padroni” della Marelli e di altre aziende del gruppo. Il conte Umberto nel 1945 fu oggetto di una richiesta di epurazione da parte del C.L.N.A. della F.I.V.R.E., ma il comitato dell’azienda espresse il convincimento che la presenza del conte fosse necessaria, specie per quanto concerneva “ l’indirizzo generale dell’azienda ed i suoi rapporti con le altre industrie consimili , nazionali ed estere. “
fivre_1La Fivre produceva, in conformità ai procedimenti americani, valvole termoioniche, riceventi e trasmittenti fino a 25 Watt di dissipazione anodica, con un accordo diretto, su licenza R.C.A. Radiotron, usando inizialmente macchinari di produzione americana, in seguito autocostruendoli (“primo passo autarchico” e capacità riproduttiva che portò successivamente alla nascita della stabilimento a Firenze), adottando,poi, soluzioni progettuali innovative ed originali e manodopera italiana proveniente da una cessata fabbrica di lampadine e, per alcuni mesi, giovandosi dell’assistenza di eminenti tecnici della R.C.A.

Continua a leggere sulla monografia scaricabile in (PDF), Il documento è liberamente scaricabile e la sua divulgazione è consentita solo se senza fini di lucro. E’ richiesto soltanto di citare la fonte e l’autore. Vedi anche le altre monografie disponbili nella nostra pagina.


“La FIVRE fiorentina (Stabilimento II) e Giorgio La Pira” del Prof. Luigi Lavia

ottobre 26, 2015

L’Insediamento nel Quartiere Industriale del rione Lippi, le maestranze in sciopero, la produzione e il declino.

Pubblichiamo alcune monografie ad opera del caro amico e socio Prof. Luigi Lavia, riguardanti la nota fabbrica Fiorentina della FIVRE. In particolare questa monografia che la “Fondazione Giorgio La Pira” di Firenze, ha catalogato ed inserito nel loro Archivio, nel “cuore di La Pira”.

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Giorgio La Pira, sindaco di Firenze

L’insediamento
La concorrenza internazionale, contingentando la fornitura delle materie prime per la produzione delle valvole, cercò di arginare il successo, anche in qualità, della Fivre.
Questa azienda era in grado di rifornire altri costruttori italiani di radio, oltre la Radiomarelli.
Erano gli anni ’30 e la Fivre S.p.a. seppe reagire ricorrendo all’autarchia, quest’ultima sostenuta dal richiesto sforzo bellico, autarchia ben vista dal Regime fascista in quel periodo storico e incentivata dalle sanzioni.
Venne seguito il criterio autarchico ritenuto più idoneo nell’assicurare autonomia al processo di produzione, concetto questo esteso anche all’impianto che di ogni
processo produttivo era condizione fondamentale. La rivoluzione autarchica verificatasi nell’impiego dei materiali, non causò la minima pausa nella produzione delle valvole, né affatto incise sulla qualità del prodotto che ebbe una “personalità tecnica inconfondibile” in mezzo alle altre valvole di produzione estera.
Il Direttore della Fivre del tempo, l’ingegnere Antonio Cannas, scrisse, in occasione del Decennale della Fivre, sui numeri 9 e 10 del mese di maggio 1943 della rivista “L’Antenna-La Radio” che “ La valvola che assicura il perfetto funzionamento di migliaia e migliaia di complessi, da cui dipende il successo delle nostre operazioni belliche in terra, sul mare e in cielo, si chiama «F.I.V.R.E.»: un prodotto che è la somma di generosi sforzi d’ingegno e di lavoro di tecnici e maestranze italiani.
Quando nell’ormai lontano 1932, sorse la F.I.V.R.E., l’Italia ebbe, per merito di coloro che avevano saputo leggere nell’avvenire (i Quintavalle), un elemento nuovo di sicurezza bellica, una premessa certa di futura vittoria”.
Le lavorazioni autarchiche riguardarono anche le parti staccate, come catodi, elettrodi, filamenti, getter, nastri carbonizzati e miscele. In quel contesto storico, autarchia e sforzo bellico rappresentarono per la Magneti Marelli una occasione di espansione per tutte le sue aziende.
Sempre nell’ambito di salvaguardia del prodotto autoctono, la “italianissima” Fivre ebbe come imprescindibile finalità la sostituzione del prodotto italiano a quello straniero e produrre con materie prime o surrogate italiane.
Inoltre, soluzioni innovative ed originali nella auto-costruzione dei macchinari per la produzione delle sue famose valvole termoioniche permisero alla Fivre di produrre nel 1936 ben 80.000 valvole al mese.
Fu proprio alla fine degli anni trenta, precisamente nel 1938/39, nel momento della sua eccezionale capacità produttiva e di vendita del suo prodotto, promosso con una accorta campagna pubblicitaria ospitata sulle riviste del tempo dedicate alla radio, una pubblicità che ci appare, oggi, arcaica, retorica, che la Marelli decise di aprire nella Firenze postbellica un secondo stabilimento (Stabilimento II), oltre a quello già esistente a Pavia (Stabilimento I), consentendo all’Italia di avere l’indipendenza dagli altri paesi belligeranti. Nello Stabilimento II avveniva la sperimentazione, mentre allo Stabilimento I di Pavia era riservata la costruzione in grande serie dei prodotti elettronici.
Firenze, tradizionalmente città d’arte, si andava, quindi, arricchendo di attività tecniche multiformi, sia sotto l’aspetto scientifico, sia sotto quello industriale e alla industria elettronica della Fivre si aggiunsero, successivamente, altre industrie elettroniche come la OTE (comunicazioni mobili) e la SMA (Segnalamento marittimo e aereo).
La Fivre ebbe come consulente per la sua attività industriale Nello Carrara, il grande fisico fiorentino, già consulente della Pignone.
Presso l’Ufficio: Ripartizione VIII- Urbanistica lavori e servizi pubblici Divisione I, Sezione II- Fondo Comune di Firenze – HIDIS – Fondo disegni tecnici, esiste la riproduzione fotomeccanica su carta eliografica e microfilm, in buono stato di conservazione, della planimetria, scala 1:200, del progetto di costruzione- edilizia industriale – dello Stabilimento Fivre fiorentino.
La localizzazione era in via Fanfani-via Panciatichi.

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Lo Stabilimento II sorgeva, precisamente, in via Panciatichi n. 30, nel Rione Lippi, costruito tra il 1939 e il 1941, che nella toponomastica rionale, successiva al 1950, viene definito come “Lippi vecchio”, una sorta di villaggio ad edilizia popolare dotato di portineria in cui era disponibile un unico apparecchio telefonico.
Risulta che il Rione venne così denominato per un affresco che era contenuto nel tabernacolo di Lippi e Macia, raffigurante la Madonna del latte, indicata come
“Madonna dei Signori Lippi”.
L’affresco è attribuito agli esordi di Paolo Uccello, un celebre pittore del Rinascimento fiorentino. Quel tabernacolo è ora conservato all’interno della chiesa di
Santa Maria Mater Dei, sempre nel Rione Lippi.
Nel Rione Lippi esisteva anche una casa colonica denominata Villa Lippi-Rucellai, una villa rinascimentale, la cui parte finale del complesso rurale venne demolita nel 1939 per edificare il villaggio di edilizia popolare e una parte venduta alla società Pignone. Anche questa Villa aveva contribuito a dare il nome al Rione.
Il Rione era situato nella periferia industriale a nord-ovest di Firenze. Una periferia cittadina, a metà tra città e campagna, un “paese in città” , che era dominata, in quell’epoca, da disgregazione sociale e sentimenti di solitudine e desolazione.
Quella periferia era collegata al centro città, prima da filobus, poi da autobus, il 23, nonché, per il trasporto pubblico su rotaie, dal tram “numero otto” con capolinea al Ponte di Mezzo.
Nel 1916 prese il nome di “Quartiere Industriale” per il disposto del Piano Regolatore, in quanto destinato all’insediamento di aziende. Nel 1927 aveva 8 opifici.
Gli stabilimenti erano allineati lungo il tracciato di via Panciatichi ed erano adibiti ad attività nei settori cementizi, chimico, siderurgico ed elettronico.
Questo Rione, per comprendere meglio la sua posizione sulla mappa cittadina, è limitrofo ai rioni di Novoli, Rifredi, del Ponte di Mezzo e Firenze Nova.
Nel corso del tempo il Rione ha subito profondi cambiamenti urbanistici e sociali.
La Fivre si insediò in quell’area industriale con le “ordinate palazzine leggermente arretrate rispetto al margine della carreggiata…(che) produceva dispositivi per la radiofonia”, come racconta Moreno Minardi nel suo manoscritto di memorie personali e storiche. Sul lato apposto era situata la Fonderia Pignone, con la sua svettante ciminiera. Questa fabbrica produceva armi per la marina militare. Nel terreno adiacente si trovavano le strutture dell’Officina del Gas e, verso il Ponte di Mezzo, l’Opificio della S.C.A.C. (Società Cementi Armati Centrifugati ) di Cremona, e, poi, lo Stabilimento Ginori, con i muri imbiancati dalla polvere prodotta dalla lavorazione degli isolatori di porcellana.
Quel Quartiere Industriale era sconosciuto ai fiorentini, ma era del tutto dimenticato dagli amministratori pubblici. Non era dotato di alcun servizio: né farmacia, né ufficio postale, né ambulatorio medico. Per le chiamate notturne al medico, oppure alla Misericordia, si ricorreva alle portinerie della FIVRE o della Pignone, per quelle diurne a quell’unico telefono pubblico installato nella portineria del villaggio.
A circa un chilometro dallo stabilimento della Fivre sorgeva l’Istituto Tecnico Leonardo da Vinci con il quale la Fivre stabilì una vera e propria simbiosi fra Scuola
e Industria.
Nel 2010 nell’ex area Fivre- Marelli avvenne la bonifica dei siti inquinati e risultarono bonificati le acque e i terreni della area medesima. Così è descritta la Fivre nell’ “Elenco delle principali imprese produttive presenti a Rifredi dagli anni trenta, a pag. 120 ” del borsista Angelo Nesti dell’Università di Siena: “ Fivre (Fabbrica Italiana di Valvole Radio Elettriche), settore metalmeccanico. Appartenente al gruppo Magneti-Marelli si specializzò in valvole telefoniche e tubi per raggi X; nel secondo dopoguerra si orientò alla produzione di tubi catodici per le televisioni”, mentre riguardo la Valfrive: “ Valfrive, settore metalmeccanico, produce componenti elettronici, si disloca a Castello, a pag. 133”.
La Fivre di Firenze è riportata nell’Archivio Storico della Camera di Commercio di Firenze – Inventario (1768-1963) sotto la voce Enti: Fabbrica Italiana Valvole Radioelettriche- F.I.V.R.E. di Milano 2399, nonché nei Reparti reddito fuori provincia (numerazione nuova) 40-49 (ex 706) – 1949-1951.
La Fivre fiorentina nel 1950 inizierà la produzione dei cinescopi per la televisione.
Questo reparto produttivo sarà, agli inizi del 1963, al centro di forti lotte sindacali, sociali e di cronache giornalistiche, non solo nell’ambito fiorentino, ma anche a livello nazionale e perfino vennero fatte interrogazioni parlamentari.

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